francesco bellotto
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Fotografie di Foto Piccinni
dalle recite al Teatro di Treviso

    
Nota di Regia

Quando nel 1782 Beaumarchais finì di scrivere il suo Mariage de Figaro, sapeva benissimo che la commedia aveva contenuti eversivi. Il ritratto d'una nobiltà illiberale e corrotta, la disuguaglianza come metodo di dominio, la prepotenza maschile erano soggetti che non sarebbero passati inosservati agli occhiuti controllori dell'ancien régime. Così, infatti, puntualmente avvenne. La commedia, sebbene vietata sulle scene, prese però a circolare come pubblicazione a stampa.  Fu in questa forma che Da Ponte e Mozart la conobbero, comprendendone immediatamente l'enorme potenziale spettacolare. La corte asburgica ne permise la messinscena nel 1786 forse perché la commedia, trasformata in libretto, era in lingua italiana o forse perché si pensò che trasformandola in opera musicale se ne sarebbe attenuata la pericolosità.
Ad ogni buon conto, grazie a questa 'imprudente' concessione della censura, oggi abbiamo Le nozze di Figaro.

Tuttavia, noi spettatori del terzo millennio fatichiamo a percepire immediatamente la potenza politica della trama di Beaumarchais: le nostre società, dopo la rivoluzione francese, hanno profondamente assimilato ideali e comportamenti che prima del 1789 erano invece pura utopia. Il mio progetto prova dunque a raccontare questo aspetto, cercando di rimettere al centro della narrazione quel messaggio di speranza e cambiamento che sono parte fondante del titolo.

Il teatro (in particolare quello d'opera) sul finire del Settecento funzionava né più né meno come un moderno mezzo di comunicazione di massa, e proprio per questo era rigidamente controllato dalla censura. Riuscire a inoculare in un pubblico socialmente eterogeneo idee e comportamenti come quelli raccontati da Nozze era atto di notevole arditezza. Il teatro, con i suoi meccanismi ad orologeria, era sicuramente una potentissima arma politica.

Per queste ragioni, nella nuova messinscena che abbiamo ideato per il Comunale, la macchina teatrale sarà in primo piano nel racconto scenico. Dai magazzini trevigiani vedremo arrivare sul palco in costruzione vecchie scene (meravigliose, quelle di Lele Luzzati del 2005); dai bauli il costumista Alfredo Corno estrarrà un fantastico set d'abbigliamento storico; dalle casse di legno macchinisti e attrezzisti recupereranno infine tutti gli oggetti indispensabili alla rappresentazione.

Vedremo dunque mettere in scena l'opera, mostrando potere e fascino della macchina teatrale. Macchina teatrale che -a Treviso come in ogni luogo dove s'apre un sipario- è stata in grado di cambiare la storia e difendere la dignità dell'Uomo. Sì, perché -in fondo- per tutti noi, anche oggi, Nozze di Figaro è esattamente questo: un capolavoro capace di rendere migliore la nostra civiltà.

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