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SPETTACOLI > 2018
Fotografie di Michele Crosera
dalle recite al Teatro Malibran
Rassegna stampa

«La Zenobia riscoperta fa risplendere Palmira al Teatro Malibran di Venezia» (Cesare Galla)
https://www.lesalonmusical.it/venezia-la-zenobia-riscoperta-fa-risplendere-palmira-al-teatro-malibran/

«L'idea portante di questa Zenobia è stata quindi tradotta a livello scenico da Bellotto, coadiuvato dallo scenografo Massimo Checchetto, in un impianto ispirato al mondo figurativo barocco coevo agli anni in cui l'opera è stata rappresentata. Aureliano appariva così in abiti dogali mentre gli orchestrali, collocati sul palco, portavano le toghe nere indossate dai senatori veneziani nel Seicento. Pochi praticabili, qualche pannello e accorti giochi di luce (Vilmo Furlan) hanno dato vita a uno spettacolo essenziale, ma suggestivo e impreziosito da costumi fastosi (a firma Carlos Tieppo), nonché accurato nei movimenti e nella recitazione.» (Roberto Mori)
http://robertomori.blogspot.com/2018/05/la-fenice-riscopre-zenobia-di-tomaso.html

«Remarquable spectacle baroque qui nous t ransporte dans un autre monde, le monde perdu de la Sérénissime en Orient, de ses voix et
A sonorités aujourd'hui tellement inhabituelles car oubliées, celles des fetes galantes, de l'Ancien Régime, de l'honneur et des épopées
guerrières. Mélod ieusement inserrées dans ce cadre musical surprenant, nous écoutons des notes exotiques telles que cornemuse et
musique turque antique, pour transposer le spectateur dans le monde lointain et orientai de Palmyre (Syrie) et de sa reine la belle et
farouche Zénobie. Pour parfaire la beauté du spectacle, des costumes d'époque, précieux et colorés comme on les aimait à l'époque, qui
donne toute sa majesté au spectacle. De plus, l'empereur Aurélien est magniflquement tenu par Danilo Pastore, qui ressemble à s'y
méprendre à la beauté indéchiffrable d'un tableau de Giorgione». (Hélène Sadaune)
https://luxeavenise.altervista.org/zenobia-regina-de-palmireni-de-tomaso-albinoni/

«Zenobia: Embracing the Past & Future To Create Compelling Performance in the Present.» «The conductor, Francesco Erle and the director, Francesco Bellotto  combined to create a visually dazzling and musically inventive reading  of Albinoni’s opera. For just less than two hours, the opera in three  acts, performed without a break, delighted and captivated, in a  production that was restrained and highly-stylized, which was unafraid  of embracing and engaging with the traditions of the baroque theatre.  There was no attempt to make the opera “relevant” or to compromise its  underlying values. This was a bold, imaginative and successful attempt  to present the opera in a manner which remained faithful to its  traditions». (Alan Neilson)
http://operawire.com/teatro-la-fenice-2017-18-review-zenobia-embracing-the-past-future-to-create-compelling-performance-in-the-present/

«Francesco Bellotto costruisce uno spettacolo che  contrappone personaggi trincerati in una irrimediabile incomunicabilità.  Il regista accetta la sfida di un testo difficile, spesso ai limiti  dell’illeggibilità, che fa susseguire senza sosta e in modo confuso  incontri e scontri tra i personaggi. La pacificazione finale adombra  quello che dovette essere l’effettiva fonte di ispirazione storica di  Marchi e Albinoni: Aureliano è trasfigurazione del doge Morosini e  Bellotto, accogliendo la suggestione, fa apparire all’inizio e alla fine  dell’opera Aureliano in abiti dogali.» (Federico Donatiello)
https://www.connessiallopera.it/recensioni/2018/venezia-teatro-malibran-zenobia-regina-de-palmireni/





Nota del regista

Idea portante dello spettacolo è che Zenobia regina de' Palmireni, prima opera del nobiluomo Tomaso Albinoni, composta su libretto di Antonio Marchi e messa in scena a Venezia nel 1694, possa essere intesa come lavoro in tributo al doge-condottiero Francesco Morosini, morto il 6 gennaio di quello stesso anno.

L'allestimento vuol dunque mettere in relazione i successi militari del grande capitano veneziano con le vittoriose campagne orientali di Lucio Domizio Aureliano, l'imperatore che, sottomettendo nel 272 d.C. il regno di Palmira retto da Zenobia, ricostituì l'unità dell'impero di Roma, analogamente a quanto ottenne il Morosini per conto della Serenissima tra 1683 e 1687.  

Tra l'altro, il libretto di Antonio Marchi propone un ritratto di Aureliano problematico quanto la figura del Morosini: genio militare di carattere volitivo e superbo, sprezzante delle regole, seppe diventare capo di stato illuminato solamente al termine d'un vissuto biografico contraddittorio.  
In quest'ottica, la pax palmirena dell'opera, a contrasto con la cruda verità storica, alluderebbe al fortunato progetto del “Provveditorato Generale da Mar” realizzato dal Morosini a Nauplia.  

Con Massimo Checchetto e Carlos Tieppo si è deciso dunque di rendere esplicita la metafora politica ispirandosi al periodo storico del Morosini e usando, conseguentemente, come modello il mondo figurativo barocco. Nell'impianto scenografico l'orchestra sale sul palco e -vestita di toghe disegnate su modello di quelle dei senatori e degli amministratori veneziani di fine Seicento- diventa il contesto sonoro e sociale in cui si muovono personaggi che - con il loro corredo di piume e ornamenti- reinterpretano le fantasiose figurazioni storiche coeve.

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